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I futuri impensabili di Hans-Ulrich Obrist

Il più importante curatore del mondo, direttore della Serpentine Gallery di Londra, racconta della sua collezione di futuri possibili: dalle visioni degli artisti all'intelligenza delle macchine.



Quali saranno le idee fondamentali dei prossimi dieci anni?

Io ho sempre pensato che l'importante sia ascoltare gli artisti. Ho fatto questa lista dei futuri, si chiama La mia grotta dei futuri, per cui ho chiesto a un centinaio di artisti di dirmi come sarà il prossimo decennio.


E cosa hanno risposto?

L'artista thailandese Rirkrit Tiravanija dice: "Il futuro sarà cromo". Olafur Eliasson, danese, dice: " The future will be curved". Dice Tino Sehgal, tedesco, che il futuro sarà soggettivo, avremo un decennio soggettivo, dunque un grande momento di intersoggettività. L'inglese Douglas Gordon che il futuro sarà "bouclette". È molto importante anche il punto di vista del messicano Pedro Reyes, per il quale il prossimo decennio sarà "asimmetrico". Mentre per Philippe Parreno, artista e autore francese, il futuro non esiste, ma è "in snapshots". La sua connazionale Dominique Gonzalez-Foerster dice, riferendosi al climate-change, che il futuro sarà tropicale, un decennio tropicale anche in Europa. Secondo l'americano John Baldessari il futuro sarà "teso". Secondo Paul Chan il futuro non va da nessuna parte senza di noi.


È una vera e propria mostra di futuri impensabili.

Questi sono alcuni dei "futuri" che ho collezionato, perché penso che come curatore sarebbe pretenzioso voler predire il futuro: un curatore non è un futurologo. Ciò che posso fare è estrapolare alcuni di questi spunti forniti dagli artisti. Penso che se guardiamo al presente ci accorgiamo che ogni luogo può essere centro, e questa è sicuramente una tendenza che nel prossimo decennio diventerà più forte, la polifonia dei centri, motivo per cui avremo bisogno di nuove carte del territorio, di nuove mappe.


Come influenzano le tecnologie la percezione delle mappe mentali di oggi e domani?

Penso che viviamo in un arcipelago, penso che il prossimo decennio sarà meno continentale, piuttosto un decennio di arcipelago in cui città e villaggi saranno glocali, immersi in realtà che diverranno parallele. Siamo nella condizione post-identità, e naturalmente anche l'intelligenza artificiale imporrà un nuovo senso alla parola 'identità': penso che l'identità sempre più sarà una scelta. Le grandi innovazioni tecnologiche e sociali promuovono sempre uno slittamento nella percezione del sé: così forse l'Intelligenza Artificiale mostrerà nuove caratteristiche dell'umano. Come diceva sempre Robert Bresson: "Il cinema sonoro ha inventato il silenzio".

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Piante che pensano e animali robot – conversazione con Italo Rota

Uno sguardo originale sulla questione più urgente della convivenza planetaria nel XXI secolo, da una delle figure fondamentali dell'architettura e della cultura italiana contemporanea.


Che futuro avrà l'Intelligenza Artificale nella cultura del progetto secondo te?

Credo che la maggiore difficoltà oggi non risieda nell'immaginare un futuro per l'Intelligenza Artificiale, ma un presente per l'Intelligenza Umana – specialmente nelle aree del progetto e dello spazio costruito, nelle quali spesso si tende a dimenticare proprio la qualità dell'aggettivo umano: cosa significa appartenere agli umani, in un periodo storico in cui tutte le funzioni fondanti che regolano le relazioni tra soggetti, istituzioni, gruppi e persino stati vengono influenzate e modificate dal potere algoritmico?


Per te cosa significa?

Probabilmente significa muovere più in là lo sguardo: essere umani significa rendersi conto di non essere i soli abitatori dello spazio urbano, che invece è condiviso da migliaia di esemplari di diverse specie che hanno pari cittadinanza e dignità, e non parlo soltanto degli animali ma anche delle piante.


Cosa ci può insegnare lo studio del cervello vegetale?

Oggi sappiamo che le piante incarnano un esempio lampante di mobilità intellettuale. Una volta si collezionavano gli animali, come si collezionavano gli umani strani. Io credo che la costruzione di un'armonia complessa e sofisticata fra i partecipanti dello spazio fisico, e anche dello spazio immateriale – compresi dunque i robot digitali, e le pure menti calcolanti della cibernetica – sia un'urgenza progettuale assoluta: che investe anche noi architetti, designer, e tutti coloro che immaginano il presente che diventa futuro.


Immaginare il presente che diventa futuro: è un po' il mestiere del collezionista, una delle tue diverse identità.

Per molto tempo io ho fatto il collezionista, come passione secondaria. Oggi preferisco raccogliere partecipazioni, progetti, o semplicemente collezionare incontri soprattutto quando questi hanno a che fare con la scienza e l'innovazione tecnologica. Penso che partecipare a grandi progetti sia un atto creativo molto importante: e ogni grande progetto umano oggi ha a che fare con una spinta tecnologica, che però va re-immaginata nelle sue forme e nelle sue varianti di bellezza. Oggi se ho dei soldi preferisco impiegarli per combattere contro i cacciatori di balene, non solo per salvare le balene, non solo per le balene stesse, ma anche perché si possono disegnare motoscafi meravigliosi al carbonio, elicotteri tipo Batman, esplorare la cima delle foreste tropicali con le mongolfiere.


Ma le innovazioni oggi sono nanometriche, più che gigantiste. O no?

I passi da gigante fatti di mese in mese dai protocolli di programmazione legati all'Intelligenza Artificiale destano meraviglia e talvolta preoccupazione: ma ci siamo mai chiesti come funziona realmente l'intelligenza degli animali, che da prima di noi convivono con il (e nel) pianeta?



Da sempre, l'attitudine per l'innovazione si riflette in ogni progetto sviluppato da Audi. La missione di questa piattaforma editoriale è quella di raccogliere tutte le storie incentrate sul progresso e la sostenibilità, insieme alle ultime notizie in fatto di tecnologia, per andare insieme incontro alla mobilità del futuro.

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